leucemia infantileIl latte materno è un alimento completo e davvero importante per il neonato e la sua salute, ma può addirittura ridurre l’incidenza di una malattia terribile come la leucemia infantile? È quello che si sono chiesti gli autori di un recente studio; ecco cosa hanno scoperto.

Leucemia infantile

La leucemia infantile è una delle principali cause di morte per bambini e adolescenti e rappresenta il 30% dei tumori maligni che possono insorgere in giovane età. È un tumore che colpisce il midollo osseo, così incidendo sul processo fisiologico che è alla base della produzione di nuove cellule del sangue.

La diffusione

La leucemia infantile, purtroppo, è sempre più diffusa nei Paesi occidentali: negli Stati Uniti il tasso di incidenza nella popolazione di età compresa tra 0 e 19 anni è cresciuto dello 0,7% all’anno dal 1975; in Europa i casi diagnosticati sono aumentati dello 0,6%.

Le cause

Ancora in parte oscure le cause della malattia; qualcuno ipotizza che alla base vi sia una mutazione genetica in utero, che causa a sua volta una predisposizione al cancro. La medicina è oggi riuscita ad individuare alcuni fattori di rischio, tra i quali si annoverano la sindrome di Down e alcuni virus, ma anche la scienza è costretta ad ammettere che per la maggior parte dei bambini ai quali viene diagnosticato il cancro, questi fattori non hanno alcun rilievo.

Allattare al seno come prevenzione

Una ricerca pubblicata sulla rivista JAMA Pediatrics, analizzando i risultati di ben 24 studi in materia, ha cercato di capire se l’allattamento al seno può essere considerato una strada praticabile per la prevenzione al fine di diminuire i casi di leucemia infantile.

Il latte materno

Il latte materno è un alimento completo, capace di rispondere a tutte le esigenze nutrizionali del neonato; come ormai sappiamo, rappresenta il primo contatto con alimenti esterni ed è fondamentale per la costruzione del sistema immunitario. Non a caso, se non sussistono diverse ragioni mediche, l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia l’allattamento esclusivo al seno almeno per i primi sei mesi di vita del bambino, così da permettere uno sviluppo e una crescita ottimali. Dai sei mesi in poi, fino all’età di due anni, l’allattamento al seno può proseguire, ma deve essere integrato da altri alimenti, capaci di rispondere alle nuove esigenze nutrizionali.

I risultati dello studio

Stando ai risultati dello studio, allattare il bambino per almeno sei mesi riduce il rischio di leucemia infantile, con un calo dell’incidenza della malattia stimato tra il 14 e il 20%.
Per confermare questo dato e capire concretamente perché ciò accade, serviranno ovviamente ulteriori approfondimenti, ma qualche spunto interessante è già emerso.
Si è scoperto, ad esempio, che il latte materno contiene cellule staminali che hanno proprietà simili a quelle embrionali; i bambini che vengono allattati al seno ingeriscono quindi milioni di queste cellule ogni giorno che arrivano integre nell’apparato digerente e possono essere così immesse nel flusso sanguigno.
Non solo, ma i ricercatori affermano anche che il latte artificiale influenza negativamente la risposta del sistema immunitario del bambino perché ne modifica il microbiota intestinale, come dimostra il fatto che nel sangue dei bambini allattati al seno è stata rilevato un sistema immunitario più maturo e quindi capace di difendere meglio l’organismo.
Insomma, gli alimenti alternativi come il latte in polvere, pur arrivando quasi a sostituire il latte materno dal punto di vista nutrizionale, secondo gli studiosi non riescono comunque ad eguagliarlo sotto il profilo del grande effetto protettivo che esso è in grado di assicurare.

Prevenzione a basso costo

I ricercatori concludono notando che la prevenzione della leucemia infantile attraverso l’allattamento al seno, se confermata, rappresenterebbe un rimedio di facile applicazione, disponibile per tutti e, soprattutto, privo di costi a carico dei privati e del sistema sanitario. Anche per questo, dovrebbe essere favorito e non osteggiato, come talvolta accade quando alle mamme è impedito di allattare in pubblico; una maggior conoscenza dei benefici e dell’importanza dell’allattamento e del latte materno, affermano, potrebbe contribuire a renderlo un gesto socialmente più accettato e quindi favorirne la diffusione.