cannabisAnche un’intelligenza sviluppata può essere rischiosa: un nuovo studio afferma che i ragazzi con una buoni voti e una mente più aperta e curiosa, hanno il doppio delle probabilità di consumare le cosiddette droghe leggere, come la cannabis; cala invece il rischio che diventino schiavi delle sigarette.

Un figlio intelligente: tra gioia e preoccupazione

Scoprire le potenzialità di un figlio è sempre una cosa meravigliosa per un genitore; ma accorgersi che l’essere umano che abbiamo messo al mondo ci supera magari in intelligenza e abilità è una sensazione strana, che unisce la soddisfazione e l’orgoglio ad un filo di preoccupazione. Già, perché i ragazzi più svegli, sono anche quelli che, talvolta, spinti dalla curiosità e dalla voglia di fare nuove esperienze, finiscono per cacciarsi nei guai.

Rischio cannabis

A confermarlo è oggi uno studio, durato ben 9 anni, svolto dai ricercatori dell’University College di Londra, i cui risultati sono davvero incredibili. Dopo aver analizzato il comportamento e le performance scolastiche di ben 6.059 giovani frequentanti scuole sparse su tutto il territorio inglese, gli esperti mettono i genitori sull’avviso: gli ottimi risultati scolastici e l’intelligenza dei nostri figli non escludono, ma rendono anzi più probabile, che più in là negli anni la curiosità li spinga a provare le cosiddette droghe leggere, come la cannabis, o a consumare alcolici.

Tarda adolescenza, il periodo difficile

Secondo i ricercatori, i problemi arrivano in una età precisa, che viene definita tarda adolescenza: i ragazzi che all’età di 10-11 anni hanno il migliore curriculum scolastico, una volta raggiunta la fascia di età che va dai 18 ai 20 anni, hanno maggiori probabilità rispetto ai coetanei meno dotati di fumare erba e bere alcol, mentre restano lontani consapevolmente dal consumo di tabacco, ugualmente diffuso tra i giovanissimi.

Cosa li spinge?

A spingerli verso il bicchiere o l’uso di cannabis è essenzialmente la necessità di sentirsi parte di un gruppo, che si fa più pressante via via che crescono. Durante la prima adolescenza, dai 13 ai 17 anni, i ragazzi più intelligenti e bravi a scuola tengono un comportamento praticamente perfetto: sono consapevoli dei rischi connessi all’uso di sostanze stupefacenti o alcolici e del fatto che infrangere la legge potrebbe compromettere il loro futuro. Quando arrivano però alla soglia dei 18 anni, la loro curiosità innata e l’esigenza di piacere agli altri ed essere accettati non solo dai coetanei, ma anche da persone più grandi di loro con le quali probabilmente si sentono più in sintonia, li spinge a superare il limite. A questo punto della vita, il rischio che i ragazzi intelligenti usino cannabis è quasi il doppio rispetto a quanto rilevato per i coetanei meno brillanti.

Anche la famiglia conta

Secondo i ricercatori, anche il fattore “famiglia” può essere rilevante per spiegare perché questi ragazzi finiscono per provare la cannabis o consumare alcol: è stato ipotizzato che le famiglie degli studenti esaminati si siano preoccupate principalmente di informarli con riferimento ai danni del tabagismo e delle sigarette tradizionali, sottovalutando invece sia i rischi connessi all’alcol, il cui consumo è comunque considerato socialmente accettabile, sia quelli connessi alla cannabis e alle droghe in generale, probabilmente ritenute (a torto) sostanze del tutto aliene all’ambiente normalmente frequentato.