La scelta della scuola per una mammaexpat è difficile. Consiglio di fare molta attenzione alla presenza della discriminazione scolastica

Care mamme, cari papà, una piccola riflessione da parte di una mammaexpat in Svizzera, a fine agosto 2016: il problema della scelta scolastica… difficile quando si hanno due figli che comunque hanno già 11 e 7 anni. Dopo attenta e lunga riflessione ci siamo decisi: un collegio internazionale alle porte di Ginevra. Perché? Per evitare che i ragazzi debbano conoscere il francese mai studiato, il tedesco che a Ginevra si inizia a studiare in terza elementare… avranno l’ostacolo dell’inglese ma almeno si concentreranno su una sola lingua.

Andiamo a visitare la scuola: bella. Il discorso di inizio anno del mega direttore ci fa sognare: gli studenti che escono dal liceo vanno nelle migliori università del mondo ma a parte questo, il motto del collège: rispetto, socializzazione, integrazione.

110 nazionalità presenti, più di 2000 studenti, una lunga storia che nasce nel passato quando la scuola fu fondata. I vialetti fioriti, i campi da football, le palestre immense. Forse è stata una buona scelta, siamo fortunati perché possiamo offrire una scuola di eccellenza.

Le lezioni iniziano, il più grande non sembra molto contento. Immagino che stare otto ore al giorno immersi in una lingua che non si comprende non deve essere proprio fantastico. Appendo al muro della cucina un foglio da me sottoscritto in cui dico che sono super certa che i primi tre mesi saranno quelli più difficili, dovranno stringere i denti ma poi tutto si appianerà. Il quarto, quinto e sesto mese saranno impegnativi ma più semplici fino ad arrivare ad aprile, maggio e giugno dove ormai tutto sarà in discesa.

Dopo due mesi, Gabri è sempre arrabbiato quando sale in auto all’uscita della scuola. Io prima sopporto e poi sbotto: ingrato! Non sai la fortuna che hai ad andare in questa scuola… pensa a quei bimbi che fanno i chilometri scalzi, nei villaggi africani e non hanno neppure un banco e una sedia ma fanno lezione per terra!

Gabri allora mi racconta: non posso parlare perché se cerco di usare google traslate mi dicono: “taci!” Mi fanno gesti volgari durante le lezioni, non vogliono che mi unisca a loro quando si gioca a calcio… uno mi dice di sapere l’italiano e sai cosa mi ha detto? “figlio di p…..!”

Rimango sconvolta. Gabri ha sempre stretto amicizia con tutti fin dall’asilo e le sue qualità maggiori sono proprio il sapersi rapportare con gli altri. Mi ricordo le parole di Patrizia, insegnante alla materna e di Rita, insegnante della primaria: Gabriele è un punto di riferimento per gli altri che lo cercano per farsi consigliare.

Cosa può essere cambiato? L’ambiente, ovvio. Mi verrebbe da correre dal direttore e lamentarmi subito ma poi penso: Cinzia, non fare come farebbe una qualsiasi mamma italiana. Noi genitori tendiamo sempre a correre in soccorso dei nostri bimbetti perché per noi sono angeli e il mondo non li capisce…, li tratta male. Io, inoltre, sono anche insegnante e so per esperienza che i genitori spesso difendono i loro ragazzi senza accorgersi che così facendo fanno il loro male. A volte le cose non sono come sembrano e anche se qualcosa va storto, questo fa parte della vita e il ragazzino crescerà più forte. Inoltre ci sono gli insegnanti che vigilano e una volta tanto lasciamo che siano liberi di fare il proprio mestiere perché spesso il genitore italiano oltre ad essere un allenatore di calcio mancato è anche un insegnante che vorrebbe sostituirsi a quello che si trova in classe il suo povero bimbo che ha preso la solita ingiusta nota.

Scrivo però agli insegnanti solo per metterli al corrente della versione di Gabriele, magari qualcosa potrà essere chiarito o smentito. Arrivano subito le risposte rassicuranti.

Dopo un altro mese, Gabriele entra in auto piangendo. Non vuole più tornare in quella scuola. Durante l’ora di pranzo un gruppo di studenti del liceo lo ha circondato e deriso in inglese. Lui ha avuto paura. Gli chiedo: ma non ci sono i sorveglianti? (paghiamo una certa cifra per la sorveglianza durante i pasti). Lui mi dice che giocano al telefonino e che non fanno mai caso a nulla.

Questa volta sono arrabbiata e delusa. Scrivo al direttore della middle school che mi riceve e parlo con lui. Racconto tutto. Gli dico che Gabriele per fortuna ha un ottimo dialogo con me ma ci sono ragazzi che non parlano molto con i propri genitori e che quindi è giusto che certe cose si sappiano. Risposte poche e confuse.

Gabri riesce per fortuna a farsi due amici: Amir e Hugo, ovviamente anche loro appartenenti ad un rango inferiore perché non anglofoni o chissà per quale altro motivo.

Il tempo passa e il secondo trimestre trascorre tra dispetti e prese in giro ma Gabri è un campione nello sport e si conquista il rispetto sul campo di calcio e sulla pista da corsa perché vince e vince punti per la classe. Alcuni iniziano a notarlo, a parlargli… lo vorrebbero nelle partite di calcio ma il “capo” e cioè il primo della classe pone il veto. Quando però Gabri gli fa assaggiare la polvere in una gara di istituto, allora forse capisce che è meglio averlo amico e così gli chiede se vuole diventare suo amico. Che bontà!

L’epilogo l’altro giorno quando Gabri, andato a scuola con il braccio fasciato e con certificato medico per una brutta infezione al gomito, viene spinto volutamente per terra e cade sulla parte già dolente. La direzione, i professori e la segreteria erano già stati avvertiti da me del problema fisico per le assenze causate dai vari controlli medici.

La maglia sporca di sangue, Gabriele che piange per il male… L’infermiera calma mi dice che ci vuole forse un punto di sutura. No, si sbagliava. Operato d’urgenza, in anestesia totale, 4 punti di sutura.

Io sono andata nell’ufficio del direttore e gli ho detto tutto quello che pensavo della bella e cara scuola. Tanto non servirà a nulla… ne sono sicura. L’anno prossimo Gabri andrà in un’altra scuola ma da tutto questo voglio lanciare un messaggio a chi mi legge.

Noi genitori facciamoci sentire con tutta la nostra forza quando la scuola sottovaluta certi episodi di bullismo o di piccola violenza quotidiana.

Chiedete colloqui e colloqui con i professori, il direttore della scuola, protestate, fatevi sentire con tutti i mezzi che avete a disposizione NON se vostro figlio prende un brutto voto o una nota ma se la scuola non insegna né si preoccupa di spiegare cosa sono l’integrazione, la tolleranza, il rispetto. Genitori vigilate sempre, sia che la scuola sia privata, pubblica, rinomata o sconosciuta.