bullismoCome affrontare con i ragazzi il problema del bullismo e della violenza, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca? Su Netflix sono stati caricati due film sull’argomento, che possono rappresentare uno spunto di discussione e che fanno davvero riflettere.

Bullismo e violenze: siamo tutti coinvolti

Le cronache degli ultimi giorni fanno rabbrividire: giovanissime coinvolte in violenze o messe alla berlina sul web per filmati privati diffusi in rete, che si trovano a dover affrontare, oltre al dolore fisico e psicologico per ciò che hanno subito, anche atti di vero e proprio bullismo da parte di coetanei, vicini di casa, amici e addirittura sconosciuti che si nascondono vigliaccamente dietro la tastiera di un pc.
Per evitare che tutto questo accada di nuovo, è importante che anche a casa insegniamo ai ragazzi ad avere rispetto per sé e per gli altri e che facciamo capire loro quali sono le ripercussioni di quella che per alcuni è solo un’innocua presa in giro. Sul sito Netflix, proprio in questi giorni, sono stati caricati due film sull’argomento che trattano il bullismo, la violenza e le loro spesso atroci conseguenze; possono essere uno spunto per affrontare il discorso con i nostri figli o per capire, noi stessi, che la realtà è molto più complicata di come la immaginiamo e che troppo spesso un giudizio affrettato e superficiale può davvero fare del male. Entrambi i film sono ambientati negli Stati Uniti, ma bastano i primi minuti di visione per capire che, purtroppo, la realtà italiana non è affatto così diversa.

Audrie and Daisy: una storia, due finali

audrie-daisyUscito da pochi giorni e distribuito proprio da Neflix, Audrie and Daisy (2016) è uno di quei documentari che fanno male, ma che tutti, adulti e ragazzi, dovremmo vedere; racconta di come, troppo spesso, le donne che subiscono una violenza finiscono per essere accusate dalla società e, specie se molto giovani, si ritrovano a vittime anche di atti di bullismo che possono avere conseguenze drammatiche.
Due sedicenni, due storie dolorosamente simili e due finali, solo per un caso, molto diversi; Audrie e Daisy non si conoscono, vivono le loro vite in cittadine lontane tra loro nella provincia americana, ma condividono un destino crudele: entrambe subiscono una violenza sessuale e si trovano a dover affrontare, oltre al trauma, l’atteggiamento insensibile e spesso incomprensibile della comunità in cui vivono. Non sono abbracciate, tutelate, protette, ma vengono messe alla berlina dai compagni di scuola, dalle autorità e da tutta una cittadinanza che preferisce stare dalla parte dei violentatori, figli di famiglie ricche, atleti noti, i soliti “bravi ragazzi” insomma.

Solo per una delle due protagoniste ci sarà una lenta ripresa dall’incubo, favorita dall’incontro con un’altra vittima di violenza e bullismo che, offrendo il proprio aiuto, romperà il muro d’indifferenza dietro il quale la ragazza è ormai reclusa e darà alla giovane un modo per andare avanti.

Il bullismo ha gli occhi azzurri

bullismoA Girl Like Her (2015) è invece un mokumentary, cioè un film in cui gli sceneggiatori mettono in scena una storia, in questo caso drammatica, ricalcando lo stile del documentario. La vicenda si svolge in un liceo americano, che apre le porte ad una troupe televisiva per documentare l’eccellenza della scuola, la sola tra le strutture pubbliche ad essere inserita nell’elenco dei migliori licei americani. Purtroppo la situazione a scuola non è rosea come sembra e gli episodi di bullismo, sottovalutati dalla presidenza e dai ragazzi stessi, hanno fatto la prima vittima.
Ben presto l’interesse della troupe si sposta su due studentesse, Jessica e Avery, vittima e carnefice. È Jessica ad apparire per prima sullo schermo: una ragazza timida, dolce, come ce ne sono tante per le strade; la vediamo in lacrime e la seguiamo, in soggettiva, mentre tenta il suicidio; possiamo seguire ogni suo passo grazie ad una telecamera spia regalatale dal suo migliore amico per riprendere gli atti di bullismo cui è quotidianamente sottoposta.

A tormentare Jessica è la sua ex migliore amica Avery, stereotipo della bella adolescente senza alcun problema (ovviamente è bionda, ha gli occhi azzurri, benestante e molto popolare); la giovane inizialmente nega il suo coinvolgimento, ma sarà costretta ad un doloroso viaggio interiore e dovrà ammettere, suo malgrado, di essere una bulla. Un film forte, a tratti doloroso, che chiarisce bene come in realtà negli atti di bullismo siano davvero tanti i soggetti coinvolti: certo la vittima, che si sente sola e indifesa, e il bullo, che molto spesso ha alle spalle un’educazione sbagliata e incompleta e una famiglia problematica, ma anche i compagni e gli adulti di riferimento, troppo impegnati a fingere che tutto vada bene per affrontare il problema.