BES (Bisogni Educativi Speciali), tutto quello che i genitori devono sapere

Sommario

Introduzione: perché questa guida
Piccola nota dell’autrice
Identificare il problema, intervenire, conoscere la Normativa
1. AVERE UN FIGLIO BES
2. CHE COSA SI INTENDE PER BES?
3. DALLE CLASSI DIFFERENZIALI AI BES: UN PO’ DI STORIA
4. BES: COSA DICE LA NORMATIVA
5. ALUNNI BES: COSA FA LA SCUOLA
6. COME RICONOSCERE I CASI BES
7. BES: QUANDO SERVE LA CERTIFICAZIONE E CHI LA RILASCIA
8. IL PDP o PIANO DI STUDI PERSONALIZZATO
9. NUOVE METODOLOGIE DI INSEGNAMENTO
10. ALUNNI BES: QUALCHE ESEMPIO PRATICO
Nota bibliografica

 

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Introduzione: perché questa guida

Alunni BES: come riconoscerli?

La scuola sta cambiando perché la società cambia e pertanto, anche la fucina dove i nostri ragazzi sono forgiati prima di entrare nel mondo adulto, deve in qualche modo adeguarsi al cambiamento. Se pensiamo a qualche decennio fa, alcune parole erano del tutto assenti nella programmazione scolastica: il POF, il Curricolo, il portfolio delle competenze, il PDP o il PEI, i DSA e da qualche tempo anche l’acronimo BES.

Tutte queste nuove parole hanno un loro perché. Ogni Istituto scolastico oggi gode di maggiore autonomia rispetto ad un tempo e quindi deve potersi vendere bene, offrendo un Piano di Offerta Formativa valido (POF) facendo sì che un genitore si senta più orientato ad iscriversi a quella scuola piuttosto che ad un’altra. Ma non basta. Si è detto che la società cambia perché in primo luogo sono le famiglie a cambiare. Famiglie allargate, famiglie trapiantate da altri mondi, famiglie che vivono in situazioni di disagio dovute alla lunga crisi che da anni colpisce la nostra economia, famiglie in cui i genitori sono solo delle comparse tra una trasferta di lavoro e una riunione plenaria aziendale.

Impossibile che i figli, i nostri ragazzi in qualche modo non ne risentano, portando a volte a scuola i loro disagi che poi si traducono in difficoltà di apprendimento. Non sono disagi certificabili da un punto di vista medico perché non si tratta di una patologia se un ragazzino cinese arrivato in Italia da qualche mese, entra in una classe e non conosce l’italiano o se un ragazzo accusa un’apatia generale verso lo studio dovuta magari al fatto che i suoi si stanno separando. Di esempi ce ne sarebbero tanti ma ci fermiamo qui.

Tutti questi casi sono classificabili come BES e cioè ragazzi che hanno una difficoltà non patologica e temporanea ma che comunque la scuola deve affrontare e sostenere affinché il ragazzo possa concludere nel migliore dei modi il suo ciclo scolastico. Questi disagi sono classificati con l’acronimo BES (Bisogni Educativi Speciali) di cui forse voi genitori avete sentito parlarne in prima persona dopo essere stati convocati dalla scuola o magari semplicemente perché i media ne parlano sempre di più. Talvolta è difficile capire cosa sia concretamente possibile fare per aiutare i nostri ragazzi e soprattutto cosa prevede la Normativa riguardo ai BES. Da qui nasce l’idea di questa guida, per fornire a voi genitori in primis alcune spiegazioni, Leggi, metodologie adottate dalla scuola che affrontano tante problematiche degli studenti di oggi in modo da non escluderli o emarginarli dal contesto scolastico ma, al contrario, di far sì che riescano a reintegrarsi ognuno secondo i propri bisogni e le proprie attitudini.

Buona lettura!

 

Piccola nota dell’autrice

Mi chiamo Cinzia Kianga Parmi e sono una mamma ma anche un’insegnante da qualche anno a questa parte dopo una esperienza pluridecennale nel mondo dell’editoria cartacea. Blogger per passione, ho dato vita a mammastyle.it nel dicembre del 2013. Ho anche scritto un ebook sempre sul mondo dell’essere madre che si intitola il Calmamamma ed è edito da casaeditricemammeonline.it

Con questa guida ho voluto mettere a fuoco una tematica molto attuale ma forse ancora un po’ “estranea” agli addetti ai lavori e cioè ad alcuni insegnanti e soprattutto alle famiglie.

 

Identificare il problema, intervenire, conoscere la Normativa

 

1. AVERE UN FIGLIO BES

Quando un genitore entra nel mondo della scuola non sa cosa lo attende perché, da quando noi mamme o papà si andava a scuola, tante cose sono cambiate. Basta vedere quanto materiale viene richiesto alla scuola primaria: matite colorate, regoli, cartellette di vari colori per ogni quadernone, temperini che conservino la parte temperata, quadernoni a quadretti di un centimetro, a quadretti con margine di mezzo centimetro, portalistini, colle di tutti i gusti e così via…

Io devo ammettere che ho avuto qualche difficoltà nei primi mesi di scuola. Ma i problemi non sono questi. Quelli veri sono quando ti accorgi che tuo figlio ha difficoltà a stare al passo con la classe e ti domandi il perché. Non si tratta di cattiva volontà, di mancanza di studio ma di qualcosa d’altro che non riesci a capire fino al giorno in cui ricevi una convocazione da parte degli insegnanti per un colloquio.

Scopri così una serie di sigle, di acronimi di cui ignoravi l’esistenza. Ti siedi e la coordinatrice di classe inizia a dirti che tuo figlio non è un DSA almeno da una sommaria valutazione ma con più probabilità si tratta di un BES. Nella tua testa ti girano alla rinfusa PDP, PEI, BES, POF, DSA, DVA e non riesci a capire più nulla. Cerchiamo allora di partire dall’inizio di questo viaggio nel mondo sempre più attuale dei BES per vedere di cosa si tratta esattamente.

 

2. CHE COSA SI INTENDE PER BES?

La definizione è molto semplice: BES è un acronimo che sta per Bisogni Educativi Speciali. La normativa riconosce uno studente BES in base al D.M. 27/12/2012 che recita così: “Ogni alunno con continuità o per determinati periodi, può manifestare dei Bisogni Educativi Speciali per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta”.

Tutto sembra molto semplice e chiaro ma le cose si complicano perché le casistiche possono essere numerose e molto diversificate tra loro e, dunque, non è sempre agevole individuare un alunno BES.

Prendiamo per esempio il caso di un giovane straniero appena arrivato in Italia che non conosce la lingua e, a scuola, non può fare a meno di annoiarsi per tutto il tempo o quello di un’alunna che per vari motivi inizia a non voler più mettere piede a scuola e ogni mattina accusa malesseri come mal di pancia, nausea e mal di testa. Altri ragazzi, invece, si mostrano irrequieti, incapaci di restare seduti per diverso tempo senza sentire l’esigenza di alzarsi di frequente. Infine, qualche alunno non riesce ad esprimere dei concetti in pubblico, come se si bloccasse ogni volta che deve parlare davanti agli altri.

Tutti questi casi potrebbero rientrare nella categoria BES anche se ovviamente sono molto diversi tra di loro e ognuno va analizzato e seguito con un percorso particolare.

La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 cerca di dare una risposta a questi bisogni educativi speciali individuando tre macro aree di “svantaggio scolastico”:

disabilità (intendendo un ritardo cognitivo o minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali)

– disturbi evolutivi specifici come i DSA (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia) o di altra tipologia

– svantaggi dovuti alla situazione socio-economica, culturale e linguistica.

L’area BES quindi è molto ampia perché comprende circa un milione di studenti con disturbi riferibili a diverse disabilità (DSA, ADHD, FIL, disturbo dello spettro autistico lieve).

Per ogni problematica sarebbe necessario aprire un discorso a parte ma dato che questa guida vuole dare alle famiglie, ma anche agli insegnanti, delle nozioni base, definiamo solamente cosa si intende con ADHD e FIL.

ADHD: si tratta di un Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.

FIL: ne sono affetti alunni con un quoziente intellettivo sotto la media ma non certificabili secondo la Legge 104/92 (QI tra i 71 e gli 84 punti). Fil sta per Funzionamento Intellettivo Limite.

 

3. DALLE CLASSI DIFFERENZIALI AI BES: UN PO’ DI STORIA

alunni-bes-come-intervenire

Nell’ultimo trentennio si è assistito ad un capovolgimento nell’affrontare il problema della disabilità di vario genere. Un tempo esistevano le scuole speciali (D.P.R. n. 1518), dove venivano mandati “i soggetti che presentano anomalie o anormalità somato-psichiche che non consentono la regolare frequenza nelle scuole comuni e che abbisognano di particolare trattamento e assistenza medico-didattica”. Tutto questo avveniva nel 1967.

C’erano anche le classi differenziali dove erano indirizzati i soggetti ipodotati intellettuali non gravi, disadattati ambientali o soggetti con anomalie comportamentali per i quali era possibile anche un reinserimento nella scuola comune dell’obbligo.

Nel 1977 soprattutto per mancanza di fondi, le classi differenziali furono abolite nella scuola media e dopo circa dieci anni anche in quella elementare, ma senza provvedere a dei piani particolari per l’integrazione di questi soggetti così che gli alunni confluivano nelle classi comuni senza alcun sostegno.

Nel 1978 un rapporto inglese chiamato Rapporto Warnock definisce per la prima volta i Bisogni Educativi Speciali come tentativo di superamento della dicotomia tra handicappato e non handicappato.

“E’ impossibile stabilire con precisione che cosa sia un handicap. … La complessità dei bisogni individuali è più complessa di questa dicotomia. Inoltre, descrivere qualcuno come handicappato non dice nulla del tipo di supporto educativo di cui ha bisogno e pertanto del tipo di istruzione di cui necessita. Noi vorremmo vedere un approccio più positivo e pertanto abbiamo adottato il concetto di bisogno educativo speciale, visto non in termini di un particolare tipo di disabilità che un alunno può avere ma prendendo in considerazione l’alunno nella sua interezza, con le sue abilità e disabilità”.

Nel 1994 a Salamanca viene sottoscritta la Dichiarazione dell’Unesco con la quale 92 governi riconoscono i Bisogni Educativi Speciali a livello internazionale. In Europa esiste un’Agenzia per i Bisogni Educativi Speciali consultabile al sito: www.european-agency.org

In Italia, a livello legislativo, i BES vengono ufficialmente riconosciuti con la legge del 2012, dunque dopo tanti anni dal Rapporto Warnock.

 

4. BES: COSA DICE LA NORMATIVA

Direttiva del 27/12/2012

Con questa Direttiva, l’Italia ha riconosciuto che oltre le classiche disabilità riconducibili a problematiche clinicamente certificabili, esiste una serie di situazioni di svantaggio per alunni che necessitano quindi di strumenti e strategie utili per il loro successo formativo e la loro integrazione nella scuola.

Non si tratta di studenti che presentano una patologia clinica certificabile ma semplicemente che hanno la necessità di strumenti educativi ad hoc, messi a punto dalla scuola. Il concetto di BES quindi è un concetto psicopedagogico.

Circolare Ministeriale n. 8 del 6/3/2013

Con questa circolare si mette in rilievo la necessità di redigere un PDP (piano di studi personalizzato) non solo per quegli alunni che hanno disabilità certificabili ma anche per tutti coloro che a vario titolo e a seconda del parere del Consiglio di Classe presentano difficoltà, svantaggi di vario genere e per i quali, un piano di studio personalizzato faciliterebbe l’apprendimento scolastico per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento previsti in coerenza con la programmazione annuale e il POF (Piano di Offerta Formativa che varia da scuola a scuola).

Per riassumere cosa prevede la Normativa (http://hubmiur.pubblicaistruzione.it/web/istruzione/dsa) si possono suddividere così le aree di intervento da parte della scuola:

– ALUNNI CON DISABILITA’: Legge 104/92, con certificazione, presenza di insegnante di sostegno e/o assistente, redazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato).

– ALUNNI DSA: Legge 170/2010, con certificazione, redazione di un PDP.

– ALUNNI CON DISTURBI EVOLUTIVI SPECIFICI: sufficiente la sola individuazione da parte dei docenti, formalizzazione del percorso personalizzato (PDP) o percorso personalizzazione non formalizzato.

– ALUNNI CON SVANTAGGIO SOCIO-ECONOMICO-CULTURALE-LINGUISTICO: segnalazione da parte dei Servizi Sociali o individuazione da parte dei docenti, formalizzazione del percorso personalizzato (PDP) o percorso personalizzazione non formalizzato.

 

5. ALUNNI BES: COSA FA LA SCUOLA

La normativa nella nota n. 2563 del 22/11/2013 recita:

Nella quotidiana esperienza didattica si riscontrano momenti di difficoltà nel processo di apprendimento, che possono essere osservati per periodi temporanei in ciascun alunno. E’ dato poi riscontrare difficoltà che hanno carattere più stabile o comunque, per le concause che le determinano, presentano un maggior grado di complessità e richiedono notevole impegno affinché siano correttamente affrontate.

Il disturbo di apprendimento ha invece carattere permanente e base neurobiologica. La scuola può intervenire nella personalizzazione in tanti modi diversi, informali o strutturati, secondo i bisogni e la convenienza; pertanto la rilevazione di una mera difficoltà di apprendimento non dovrebbe indurre all’attivazione di un percorso specifico con la conseguente compilazione di un Piano Didattico Personalizzato.

La Direttiva ha voluto in primo luogo fornire tutela a tutte quelle situazioni in cui è presente un disturbo clinicamente fondato, diagnosticabile ma non ricadente nelle previsioni della Legge 104/92 né in quella della Legge 170/2010. In secondo luogo, si sono volute ricomprendere altre situazioni che si pongono comunque oltre l’ordinaria difficoltà di apprendimento, per le quali dagli stessi insegnanti sono stati richiesti strumenti di flessibilità da impiegare nell’azione educativo-didattica.

In altri termini, lo Stato prende atto della complessità delle situazioni che un docente può trovarsi di fronte e pertanto offre allo stesso corpo docente la possibilità di valutare, secondo l’esperienza maturata, i singoli casi per capire se si tratta di un disturbo permanente che ha bisogno di certificazione perché così vuole la legge o se si tratta di un deficit momentaneo, legato ad altri fattori come un periodo di forte stress, o di condizioni precarie a livello socio-economico o altro ancora.

Nel caso si sospetti di una condizione deficitaria che deriva dalla situazione familiare, la scuola ha l’onere di procedere con una segnalazione ai servizi sociali. Viceversa, si possono prevedere dei piani di studio personalizzati o semplicemente, nel Consiglio di Classe, si prende atto della situazione e si formalizza la necessità di interventi mirati e di criteri di valutazione diversi per lo studente in questione ma questo non deve implicare un abbassamento degli obiettivi e dei livelli di apprendimento.

Gli alunni stranieri? BES a “tempo determinato”

Un caso a parte sono gli alunni che rientrano nella fascia BES ma solo per problemi dovuti alla lingua: tutti i ragazzi che sono immigrati da poco tempo in Italia e che non hanno avuto modo di apprendere l’italiano.

Ovviamente rientrano nella fascia di studenti che hanno bisogno di un percorso educativo speciale, soprattutto di poter apprendere la lingua con lezioni mirate, eventualmente usufruendo dei corsi di italiano tenuti dai docenti stessi nell’orario scolastico o extrascolastico.

Sono soprattutto gli alunni con più di 13 anni che provengono dal nord Africa o dall’Asia ad avere problemi maggiori perché la loro età e provenienza rende più complicato l’approccio con una lingua neolatina come l’italiano. Per questo dovrebbero essere attivati dei corsi all’interno della scuola in cui i ragazzi possano nel minor tempo possibile imparare ad esprimersi e, almeno dei primi due anni, abbiano la possibilità di contare su strumenti dispensativi e compensativi ma solo per un periodo limitato nel tempo.

 

6. COME RICONOSCERE I CASI BES

Alunni BES: il tutoraggio da parte di un insegnante.

Per gli alunni che devono avere per legge una certificazione scritta la procedura è più semplice in quanto, di solito, per i casi più gravi come disabilità fisiche o psichiche, già la famiglia ne è a conoscenza e al momento di iscrivere il figlio a scuola si farà carico di presentare i documenti richiesti perché venga formalizzata la condizione del ragazzo e quindi si provveda ad un PDP o PEI con relativa assegnazione di un insegnante di sostegno.

Per i casi DSA non sempre la famiglia può esserne al corrente ed è già nella scuola primaria che si provvede ad un’osservazione del bambino per capire se può essere un alunno con problemi di dislessia, disortografia, discalculia.

Di solito si fanno degli screening in seconda e quinta primaria seguendo una procedura standarizzata che prevede prove di lettura, scrittura e altro fatte da insegnanti diversi da quelli abituali che il bambino ha nella propria classe.

È compito delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia, attivare, previa apposita comunicazione alle famiglie interessate, interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti (Legge 170/2010, art. 3, comma 3).

Per un approfondimento ulteriore si può consultare il documento http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1929_allegato.pdf dove è possibile ritrovare l’ICD-10, ovvero l’International Classification of Diseases con elencati tutti i disturbi specifici dello sviluppo che vanno da problemi psicologici come F80 (disturbo specifico dell’eloquio e del linguaggio) allo F81.2 (disturbo specifico delle abilità aritmetiche).

Per quanto riguarda altri disagi legati a situazioni momentanee, alle condizioni economiche, culturali, sociali, individuare un BES diventa più complicato perché non sono casi diagnosticabili clinicamente. Tutto è affidato alla discrezionalità dei docenti che attraverso il lavoro svolto in classe possono accorgersi di alunni in difficoltà che non raggiungono i risultati minimi non per uno scarso impegno ma perché a monte vi sono problematiche diverse.

Nel Consiglio di Classe il docente deve riportare le sue impressioni e discuterne con i propri colleghi per vedere se c’è un riscontro anche da parte di altri insegnanti che possono aver colto segnali diversi.

Se il Consiglio ritiene di considerare come BES uno studente è buona norma mettere a verbale il tutto anche perché, in caso si ritenga opportuno adottare criteri di valutazione diversificati, altri genitori potrebbero contestare l’operato del docente.

Dato che gli esiti finali, ossia i documenti di valutazione a fine anno scolastico, hanno un valore anche legale, se ad uno studente venisse concesso un tempo maggiore per lo svolgimento di un compito in classe, quasi sicuramente un altro genitore si sentirebbe in diritto di protestare. Se la scuola però ha deliberato durante un collegio docenti criteri generali per l’individuazione di alunni BES ed eventuali modalità compensative e dispensative da adottare attraverso un PDP, nessun genitore potrà mettere in questione i criteri di valutazione adottati per uno studente che è stato riconosciuto come un BES.

Bisogna altresì ricordare che il PDP per alunni senza una certificazione va riconfermato all’inizio dell’anno scolastico pena l’invalidità. In ogni caso la formulazione di un PDP andrebbe fatta sempre se oltre ad un percorso personalizzato si dovrà valutare l’alunno con criteri diversi rispetto ai compagni.

 

7. BES: QUANDO SERVE LA CERTIFICAZIONE E CHI LA RILASCIA

In presenza di disabilità o se si sospetta di un caso DSA è necessario intraprendere il percorso della certificazione, che è un documento rilasciato da una commissione di specialisti dopo le dovute visite e test a cui il bambino sarà sottoposto.

Per i disturbi DSA, in particolare, la commissione è costituita da un neuropsichiatra infantile, uno psicologo e un logopedista che operano in strutture pubbliche o private ma accreditate dalla Regione in cui si vive.

Una semplice diagnosi di un medico specialista non sarà sufficiente perché resta una diagnosi e non una certificazione, ovvero un documento firmato da una equipe medica di specialisti. In tutti questi casi, il Consiglio di Classe ha il dovere di redigere un PDP o un PEI.

In presenza di casi ADHD, FIL , disturbi specifici dell’età evolutiva o altri disturbi non è necessaria una certificazione ma sarà sufficiente una diagnosi privata o della ASL e il Consiglio di Classe potrà decidere se stendere un PDP.

In presenza di problemi familiari, segnalati dai Servizi sociali o di svantaggi socio-economici, non serve alcuna diagnosi ma è il corpo docente a prenderne atto e a decidere se redigere o meno un PDP.

 

8. IL PDP o PIANO DI STUDI PERSONALIZZATO

Si sente parlare spesso di PDP ma forse per non tutti i genitori è chiaro il significato di questo documento che una volta preparato dal Consiglio di Classe e approvato, deve essere fatto firmare anche dalla famiglia dello studente perché è come un “patto” tra scuola e famiglia in cui gli insegnanti si impegnano a seguire determinate metodologie didattiche pensate ad hoc per facilitare l’alunno che presenta qualche difficoltà, un bisogno educativo speciale ossia BES.

Il PDP viene compilato sempre in caso di un alunno dislessico o disgrafico e cioè DSA mentre in caso di un BES si può decidere di farlo ma anche di optare per non formalizzarlo per iscritto. Resta quindi alla libertà dei docenti valutare l’opportunità della scelta di avere un PDP  o di procedere senza.

E se la famiglia non dovesse sottoscrivere il piano di studi personalizzato?

Ovviamente ogni genitore ha il diritto di scegliere se firmare oppure non firmare e in tal caso la sua rinuncia va messa per iscritto e cioè verbalizzata come del resto è assolutamente necessario ricordare alla famiglia che senza un PDP il ragazzo/a non potrà beneficiare di eventuali strumenti compensativi e/o dispensativi né di adeguare la valutazione in sede di verifiche durante l’anno scolastico o finali (come per esempio in sede di esami finali della scuola secondaria di primo ciclo). Nel caso si preferisca scriverlo (sarebbe consigliabile farlo perché lo studente è più tutelato in caso di esami finali perché in presenza di un PDP la commissione esaminatrice ne deve tenere conto), ogni scuola ha modelli particolari ma più o meno riconducibili a questi sotto riportati:

 

PIANO DIDATTICO PERSONALIZZATO

( legge 8 ottobre 2010, n. 170; D.M. 12 luglio 2011 )

 

  1. DATI RELATIVI ALL’ALUNNO

Cognome e Nome ……………………………………………………………….

Data e luogo di nascita ………………………………………………………..

Anno scolastico ……………………….. Classe ……………………………..

Coordinatore di classe …………………………………………………………

 

  1. TIPOLOGIA DI DISTURBO

Diagnosi specialistica redatta da:……………………………………………………………………………………………..

presso ……………………………………………………….  in data ……………………………………………………………..

Disturbo: ………………………………………………………………………………………………………………………………

…………………………………………………………………………………………………………………………………………….

 

  1. ANALISI DELLA SITUAZIONE DELL’ALUNNO

Informazioni pervenute dalla famiglia:

…………………………………………………………………………………………………………………………………………….

…………………………………………………………………………………………………………………………………………….

 

Osservazioni del Consiglio di classe:

 

Collaborazione e partecipazione                                     acquisita    da rafforzare        da sviluppare

Relazionalità con compagni/adulti                                acquisita    da rafforzare        da sviluppare

Accettazione e rispetto delle regole                               acquisita     da rafforzare        da sviluppare

Motivazione al lavoro scolastico                                    acquisita     da rafforzare        da sviluppare

Capacità organizzativa                                                     acquisita     da rafforzare        da sviluppare

Rispetto degli impegni e delle responsabilità             acquisito     da rafforzare        da sviluppare

Senso di autostima                                                           acquisito     da rafforzare         da sviluppare

Consapevolezza del proprio modo di apprendere     acquisito     da rafforzare         da sviluppare

 

  1. ATTIVITA’ DIDATTICHE INDIVIDUALIZZATE

 Si rimanda ai Piani di Studio Individualizzati delle singole discipline.

 

  1. ATTIVITA’ DIDATTICHE PERSONALIZZATE

 incoraggiare l’apprendimento collaborativo;

 favorire le attività in piccolo gruppo e il tutoraggio;

 promuovere la consapevolezza del proprio modo di apprendere “al fine di imparare ad apprendere”;

 privilegiare l’apprendimento esperienziale e laboratoriale “per favorire l’operatività e allo stesso tempo il dialogo, la riflessione su quello che si fa”;

 sollecitare le conoscenze precedenti per introdurre nuovi argomenti e creare aspettative;

 sviluppare processi di autovalutazione e autocontrollo delle proprie strategie di apprendimento;

 individuare mediatori didattici che facilitano l’apprendimento (immagini,schemi, mappe, …).

 

  1. STRUMENTI COMPENSATIVI UTILIZZATI

L’alunno usufruirà dei seguenti strumenti compensativi nelle aree disciplinari:

 tabelle, formulari, procedure specifiche, sintesi, schemi e mappe elaborati dai docenti;

 calcolatrice o computer con foglio di calcolo e stampante;

 computer con videoscrittura, correttore ortografico, stampante e scanner (a discrezione dei docenti e a seconda delle necessità);

 risorse audio (cassette registrate, sintesi vocale, audiolibri, libri parlati, libri digitali, …);

 software didattici free;

 tavola pitagorica;

 computer con sintetizzatore vocale.

 

  1. MISURE DISPENSATIVE

Nell’ambito delle varie discipline l’alunno viene dispensato:

 dalla presentazione contemporanea dei quattro caratteri (nelle prime fasi dell’apprendimento);

 dalla lettura ad alta voce;

 dal prendere appunti;

 dai tempi standard (dalla consegna delle prove scritte in tempi maggiori di quelli previsti per gli alunni senza DSA);

 dal copiare dalla lavagna;

 dalla dettatura di testi/o appunti;

 da un eccessivo carico di compiti;

 dallo studio mnemonico delle tabelline;

 dallo studio della lingua straniera in forma scritta.

 

  1. FORME DI VERIFICA E VALUTAZIONE PERSONALIZZATE

Si concordano:

  interrogazioni programmate;

 compensazione con prove orali di compiti scritti;

  uso di mediatori didattici durante le prove scritte e orali;

 valutazioni più attente ai contenuti che non alla forma;

 programmazione di tempi più lunghi per l’esecuzione di prove scritte;

 prove informatizzate;

 prove scritte che permettano di utilizzare misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere.

 

  1. PATTO CON LA FAMIGLIA

 Si concordano:

 i compiti a casa (riduzione, distribuzione settimanale del carico di lavoro, modalità di presentazione);

 le modalità di aiuto: chi, come, per quanto tempo, per quali attività/discipline, segue il bambino/ragazzo nello studio domestico;

 gli strumenti compensativi utilizzati a casa:

  • tabelle, formulari, sintesi;
  • calcolatrice o computer con foglio di calcolo e stampante;
  • computer con videoscrittura, correttore ortografico, stampante e scanner;
  • risorse audio (cassette registrate, sintesi vocale, audiolibri, libri parlati, libri digitali …);
  • software didattici free;
  • tavola pitagorica;

 le interrogazioni.

 

Il presente Piano Educativo è stato concordato e redatto da:

Consiglio di Classe: …………………………………………………………….

Dirigente scolastico ……………………………………………………………..              

Genitori ……………………………………………………………………………..

Data …………………………………………………

 

9. NUOVE METODOLOGIE DI INSEGNAMENTO

Alunni BES: nuove metodologie di insegnamento. Il supporto informatico.

In caso di classi in cui siano presenti casi specifici di alunni con bisogni educativi speciali, è normale che l’insegnante non può non tenerne conto e continuare ad affrontare, secondo le vecchie metodologie, i programmi disciplinari. Le lezioni frontali, benché talvolta noiose per tutti, sarebbero efficaci solo per una parte della classe che riesce a seguire le tempistiche e i metodi tradizionali.

Per uno studente che presenta un disagio BES di tipo socio-economico o linguistico o altro ancora, una lezione frontale non offrirebbe nulla o quasi e, una volta tornato a casa, molto probabilmente non sarebbe in grado di studiare e fare i compiti assegnati. Al momento delle verifiche o delle interrogazioni, i risultati sarebbero sicuramente insufficienti. Come fare allora?

Per fortuna oggi esistono molteplici strumenti e modalità di apprendimento che sarebbe opportuno attivare in alcuni casi.

Se il Consiglio di Classe ha riconosciuto l’alunno come BES, può formalizzare un PDP con gli obiettivi minimi di apprendimento e cioè quelle nozioni base che l’alunno X dovrà possedere alla fine dell’anno scolastico. Questo è quanto dice anche la Normativa (C.M. 8/2013) che recita:

“il PDP non può più essere inteso come mera esplicitazione di strumenti compensativi e dispensativi […] ma è bensì lo strumento in cui si potranno, per esempio, includere progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita.

Spetta direttamente alle scuole stabilire gli obiettivi minimi di apprendimento seguendo ovviamente le linee guida del Ministero. Per avere una semplice esemplificazione si possono consultare vari link dove sono riportati, divisi per disciplina, gli obiettivi minimi richiesti:

http://www.scuolagiovannifalcone.gov.it/images/obiettivi_minimi_curricolo_secondaria.pdf

http://www.scuolemarconi.it/wp-content/uploads/2012/06/OBiettivi-minimi-2012-per-tutte-le-classi.pdf

http://ww3.comune.fe.it/portomaggiore/pof_doc_omsd_1112.pdf

Competenze di base stabilite dall’Europa

Nel 2006 l’Europa ha definito le competenze-base che ogni studente dovrebbe possedere nel momento che si appresta a lasciare la scuola per entrare nella vita adulta. Non si tratta quindi di contenuti nozionistici ma di capacità acquisite durante il corso di studi che permetteranno al giovane adulto di affrontare la vita fuori dall’aula.

Si tratta di:
– Aver acquisito una buona comunicazione nella propria lingua d’origine
– Conoscere altre lingue straniere
– Avere una buona competenza matematica-scientifica e teconologica
– Conoscere il computer e i principali programmi
– Saper imparare
– Sapersi muovere all’interno della società civile
– Avere uno spirito di iniziativa ben sviluppato
– Possedere un’identità culturale e civica

Strumenti di insegnamento più adeguati ai tempi

Nelle classi dei nostri figli si trovano sempre di più lavagne multimediali, ovvero le cosiddette LIM, che permettono di disporre di una connessione ad Internet che consente di usufruire di risorse didattiche in rete come filmati, fotografie, documenti, testi. Si possono effettuare ricerche di qualsiasi tipo nelle aule di informatica, lavorando da soli o in gruppi.

Con l’introduzione dei registri elettronici la famiglia può in tempo reale interagire con la scuola e con i diversi insegnanti prendendo visione dei voti, delle varie annotazioni, richiedere un colloquio. Lo stesso docente può assegnare compiti differenziati ai ragazzi secondo le loro necessità o mettere on line dei documenti utili per l’approfondimento di un argomento.

La possibilità di lavorare con nuovi strumenti tecnologici permette anche agli alunni BES di avere parecchi stimoli che si possono adattare meglio alle loro esigenze. In rete si trovano numerosi siti con mappe concettuali, cartine geografiche, esercizi di grammatica, storia o matematica che possono essere svolti al computer e che offrono istantaneamente il risultato per vedere se l’argomento è stato appreso bene o se permangono delle lacune.

http://www.didadada.it/

http://digilander.libero.it/sussidi.didattici/

http://www.atuttascuola.it/

http://www.risorsedidattiche.net/scuola/esercizi_on_line/esercizi_on_line.php

http://rossanaweb.altervista.org/blog/area-studenti/esercizi-online/esercizi-online-di-italiano/

http://seieditrice.com/matematica-per-competenze/esercizi-interattivi/

 

Oltre agli strumenti, gli insegnanti possono anche aiutarsi con nuovi metodi di insegnamento che si basano su lavori di gruppo.

Sono preferibili sempre piccoli gruppi con un massimo di 5 ragazzi.

In alcuni casi, all’interno del gruppo, c’è uno studente più “bravo” che guida il lavoro, spronando e trascinando gli altri nel lavoro. In caso contrario, tutti i membri del gruppo sono “alla pari” e ognuno deve mettere in campo le proprie capacità e conoscenze affinché si sviluppi lo spirito del gruppo, del lavorare al massimo per produrre il risultato migliore rispetto agli altri gruppi.

Infine, ad ogni studente può essere assegnato un compito da svolgere che andrà accorpato tutto insieme in modo che ognuno, secondo le proprie capacità espressive, riesca a partecipare ad un unico grande progetto comune.

 

10. ALUNNI BES: QUALCHE ESEMPIO PRATICO

Jolina è appena arrivata dal Brasile e non conosce la lingua italiana. Durante alcune ore di scuola, potrà essere aiutata con una alfabetizzazione di base nell’aula di informatica con l’aiuto di docenti che si metteranno a disposizione per far sì che attraverso il computer l’alunna possa imparare almeno un linguaggio base.

In classe le sue verifiche, soprattutto umanistiche, saranno in un primo tempo ridotte all’essenziale: individuare su una cartina muta gli elementi geografici studiati (fiumi, Stati, punti cardinali), esprimersi attraverso un disegno per commentare una lettura, poi a mano a mano che la sua conoscenza migliorerà, potrà affrontare prove semplificate di completamento o di Vero/Falso.

Giacomo attraversa un periodo di scarso interesse e demotivazione e potrebbe essere inserito in un progetto alternativo messo in atto dalla scuola come il progetto orto, progetto cucina, oppure potrà essere indotto ad approfondire lo studio di uno strumento musicale o di uno sport, fino a che non ritrovi una più sana motivazione per affrontare con più voglia anche le altre discipline.

Se Tiziana prova disagio nel rimanere tanto tempo all’interno dell’aula, seduta e composta, potrebbe usufruire di un’entrata posticipata ogni mattina per un tempo stabilito e magari partecipare alle attività di laboratorio sopra citate.

I casi potrebbero essere molteplici e qui ci limitiamo solo a dare qualche input. Sarà poi la scuola con il suo POF e le diverse funzioni strumentali a trovare per ogni BES un curriculum formativo che cerchi di includere lo studente con le sue capacità all’interno del gruppo scuola.

Ovviamente il contatto con la famiglia deve essere mantenuto costante e solido nel tempo perché senza una collaborazione reciproca sarà difficile ottenere qualche risultato soddisfacente.

Inoltre, l’Istituto deve appoggiarsi a tutte le risorse che il territorio offre come i Servizi Sociali, l’ASL, il volontariato presente in zona, i CTS (Centro Territoriale di Supporto, che “aiuta” la scuola con consulenze per una didattica efficace e di inclusione di tutti gli studenti grazie ad un gruppo di docenti esperti su determinate tematiche), GLI (Gruppo di Lavoro per l’Inclusione, che ogni scuola dovrebbe avere per la rilevazione dei BES, il monitoraggio e la loro valutazione, supporto al personale docente, raccolta degli interventi didattici operati, relazione con i CTS, ASL, i Servizi Sociali).

 

Nota bibliografica

Ciambrone, R. (2013). I Bisogni Educativi Speciali nella scuola italiana. Rivista dell’Istruzione.

Comoglio, M., e Cardoso. M.A. (1996). Insegnare e apprendere in gruppo.: il Cooperative Learning. Roma LAS.

Linee Guida DSA (2011). Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e studenti con Disturbi Specifici di Apprendimento. Allegate al Decreto Ministeriale 12 luglio 2011. Roma MIUR.

Luzzo, D. (2010) Un problema di intelligenza. Trento Erickson.

Ruggerini, C. (2013) I bisogni educativi degli scolari con funzionamento intellettivo limite.

Vianello, R. (2008) Le disabilità intellettive. Bergamo Ed. Junior